Chi orienta gli orientatori?

La maturità di una professione si misura dalla capacità di prendersi cura di sé. A cura di Annie Pontrandolfo, Presidente Asnor, e Benedetta Boscoletto, Orientatrice Asnor, Coordinatrice del Dipartimento di Accompagnamento alla Professione di Asnor.
Continuiamo a parlare di orientamentocome funzione strategica nei sistemi educativi e professionali. Parliamo di transizioni, di scelte, di responsabilità. Ma ogni funzione strategica ha bisogno di professionisti solidi.
Agli orientatori chiediamo lucidità, equilibrio, capacità di tenere insieme complessità diverse. Se cresce la funzione, cresce anche la responsabilità verso chi la esercita.
E questa responsabilità non può restare implicita. Va dichiarata. Va strutturata. Va sostenuta.
Perché una professione che accompagna le scelte degli altri deve accompagnare anche se stessa.La formazione resta il fondamento della professionalità. L’accompagnamento alla pratica ne rappresenta l’evoluzione naturale.
La qualità della pratica si consolida nel tempo quando la professione si dota di spazi strutturati in cui l’orientatore possa lavorare sulla propria identità professionale, sulla coerenza tra ciò che è e ciò che comunica, sulla solidità del proprio posizionamento.
Da qui nasce il Dipartimento di Accompagnamento alla Professione Asnor: uno spazio strutturato dentro l’associazione, pensato per sostenere nel tempo la pratica professionale e rafforzare la comunità degli orientatori.
È dentro questa cornice che prende forma il lavoro operativo del Dipartimento, affidato al coordinamento di Benedetta Boscoletto, Orientatrice Asnor con esperienza nella progettazione di percorsi di consolidamento professionale, che porterà all’interno del Dipartimento una metodologia già sperimentata nel lavoro con gli orientatori.
ANNIE PONTRANDOLFO, PRESIDENTE ASNOR
Le parole di Benedetta Boscoletto
Quando incontro un orientatore per la prima volta, la domanda che arriva quasi mai è tecnica.
È una domanda di soglia.
“Ho fatto il master, ho capito che questa è la mia strada, ma ora come la rendo il mio lavoro?”
“Non mi sento ancora sicura nelle sessioni: cosa mi manca?”
“Non ho una mia cassetta degli attrezzi. Mi aiuti a costruirla?”
“Non so ancora se voglio lavorare con i ragazzi o con gli adulti.”
“Esercito da anni, ma sento il bisogno di un’evoluzione, di essere sempre più allineata a me.”
Sono domande che chi ha appena iniziato conosce bene. Ma non sono solo loro a farsele.
Chi esercita da anni porta spesso qualcosa di diverso: il bisogno di un luogo in cui confrontarsi con qualcuno che conosce il campo. Non per formarsi ancora. Per pensare ad alta voce con un collega.
Quello che accomuna tutte queste persone è una cosa sola: cercano uno spazio che parta da dove sono, non da dove dovrebbero essere. È da questa esigenza concreta che nasce il lavoro del Dipartimento di Accompagnamento alla Professione di Asnor.
Non è formazione aggiuntiva. È un percorso che combina supporto personalizzato, attraverso un orientatore senior che conosce il mestiere dall’interno, e laboratori di pratica in cui lavorare sulla propria identità professionale, sul posizionamento, sulla coerenza tra ciò che si fa e come lo si presenta.
Si esce con strumenti più chiari. Con un posizionamento più definito. Con scelte più consapevoli. Chi orienta gli orientatorinon è una domanda provocatoria. È una domanda strutturale.
Se vogliamo che l’orientamento sia riconosciuto come funzione strategica nei sistemi educativi e professionali, dobbiamo accettare una conseguenza: la qualità della professione non si improvvisa. Si costruisce, si consolida, si accompagna.
Il Dipartimento di Accompagnamento alla Professione nasce da questa consapevolezza. Non come servizio accessorio, ma come livello ulteriore di responsabilità verso la comunità professionale.
Perché una professione che si accompagna è una professione che si rafforza.
E una professione che si rafforza diventa più credibile, più stabile, più riconoscibile. E quando la crescita individuale si inserisce dentro una comunità, diventa forza collettiva.
La maturità di una professione si misura anche da questo: dalla capacità di non lasciare soli i propri professionisti.
Noi abbiamo scelto di farlo.