Posizionamento professionale: come costruire una presenza riconoscibile nell’orientamento

Il settore lavorativo dell’orientamento è cambiato in termini di domanda – cresciuta in modo significativo grazie alle riforme scolastiche, alle linee guida nazionali e a una maggiore attenzione istituzionale alla professione -, e soprattutto in termini di offerta. Sempre più professionisti si affacciano a questo campo con background diversi, metodologie eterogenee, contesti di lavoro variabili. Ed è in questa varietà che il posizionamento professionale diventa la condizione necessaria perché il proprio lavoro diventi riconoscibile, credibile e sostenibile nel tempo. A cura di Benedetta Boscoletto, Orientatrice Asnor, Career Coach e Coordinatrice del Dipartimento di Accompagnamento alla Professione di Asnor.
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Accanto agli orientatori che operano nei contesti scolastici e formativi, ci sono professionisti che lavorano nelle transizioni di carriera, nell’accompagnamento al lavoro, nei servizi per l’occupabilità, nella consulenza, nelle organizzazioni e nei percorsi di sviluppo personale e professionale. Questa ricchezza di specializzazioni rende l’orientamento un ambito sempre più articolato e richiede a chi vi opera una maggiore chiarezza sul proprio contributo alla professione.
Il posizionamento professionale riguarda il modo in cui si rende riconoscibile la propria identità, leggibile la qualità della propria pratica e chiaro il valore che si porta nei contesti in cui si opera.
Eppure, nella mia esperienza di Orientatrice Asnor e Career coach, il posizionamento è uno degli aspetti più trascurati e più fraintesi tra i professionisti dell’orientamento. Si confonde con il marketing, si rimanda alla formazione, si delega a un profilo LinkedIn aggiornato. Ma non è nessuna di queste cose, almeno non in modo esclusivo.
Il posizionamento professionale è prima di tutto una questione identitaria. E su quella occorre lavorare con metodo.
Cosa significa davvero posizionamento professionale per un orientatore
Vale la pena chiarirlo subito, perché il termine è usato spesso in modo impreciso.
Il posizionamento professionale va oltre la tua formazione. Puoi avere un curriculum eccellente, certificazioni riconosciute, ore di aggiornamento continuo e nonostante tutto risultare poco riconoscibile al di fuori del tuo cerchio di relazioni. La formazione è certamente il fondamento su cui costruire l’inizio di una carriera, ma non è di per sé una garanzia della presenza nel mercato.
Il posizionamento professionale non è nemmeno marketing generico, perché non si riduce ad attività di personal branding come postare sui social, avere un sito curato o costruire una newsletter. Questi strumenti sono amplificatori, funzionano bene quando c’è qualcosa di chiaro da comunicare.
Il posizionamento professionale è il modo in cui definisci chi sei come professionista, per chi lavori e qual è il tuo valore distintivo. È la risposta a tre domande semplici nella formulazione, ma tutt’altro che banali nella risposta: Chi sono professionalmente? A chi mi rivolgo? Cosa offro che altri non offrono nello stesso modo?
Quando queste tre domande hanno una risposta coerente, e quando quella risposta è comunicata in modo altrettanto coerente, si costruisce una presenza riconoscibile. Non necessariamente famosa, non necessariamente grande. Ma stabile, credibile, autentica.
I tre elementi che definiscono il tuo posizionamento
L’identità professionale è il punto di partenza. È la risposta alla domanda “Chi sono io come orientatore?”
Molti professionisti dell’orientamento faticano a rispondere a questa domanda in modo preciso, la maggior parte delle volte perché si è così immersi nel fare da perdere la capacità di descrivere il proprio lavoro. Eppure, è esattamente quella descrizione che permette a chi ci cerca di riconoscersi nel nostro lavoro.
Il secondo elemento è il target di riferimento, ovvero il pubblico a cui ci si rivolge. E qui arriva una delle resistenze più comuni: “Mi occupo di orientamento, lavoro con tutti”. Capisco il ragionamento, ma è una trappola. Parlare a tutti, nella pratica, significa non parlare davvero a nessuno, o almeno non in modo sufficientemente rilevante da essere scelti.
Definire un target non significa escludere qualcun altro per principio; significa scegliere dove concentrare energia, linguaggio, presenza. Un orientatore specializzato nella transizione professionale per donne dopo i 40 anni ha un messaggio molto più potente di uno che si occupa genericamente di “orientamento professionale per adulti”. Entrambi possono essere eccellenti professionisti, tuttavia solo il primo è immediatamente riconoscibile da chi ha esattamente quella necessità.
Il terzo elemento è il valore distintivo, ciò che nasce dall’incrocio tra competenze, esperienza e modo di stare nella relazione professionale. Spesso, sono i colleghi a coglierlo prima ancora che noi ne diventiamo consapevoli. E diventa un posizionamento reale quando riusciamo a tradurlo in un linguaggio che il nostro pubblico comprende e sente rilevante per sé.
Gli errori più comuni nel posizionamento degli orientatori
Nella pratica quotidiana, gli errori che si incontrano più spesso sono riconoscibili e, una volta identificati, correggibili.
Il primo errore è avere un profilo troppo generico. Il sito, il profilo LinkedIn, la presentazione orale, sono costruiti su descrizioni che potrebbero appartenere a chiunque faccia orientamento: “accompagno le persone nel loro percorso professionale”, “supporto studenti e adulti nelle scelte di vita e lavoro”. Frasi vere, probabilmente, ma indistinguibili, che non dicono nulla su chi si è davvero.
Il secondo errore è quello di comunicare messaggi contraddittori. Lavoro con le scuole, ma anche con le aziende. Mi occupo di adolescenti, ma anche di manager in transizione. Di per sé non è un problema, molti professionisti hanno davvero competenze ampie. Il problema nasce quando questi ambiti vengono comunicati in modo indifferenziato, senza una cornice unificante. Chi ci osserva dall’esterno fa fatica a capire cosa siamo davvero, e spesso preferisce affidarsi a qualcuno la cui offerta è più immediatamente leggibile.
Il terzo errore è l’assenza di comunicazione sulla specializzazione conseguita. Anche chi ha sviluppato nel tempo una specializzazione reale, un metodo, un target, un contesto specifico spesso non la rende visibile. Per modestia, per paura di escludere, o semplicemente perché non si è mai fermato a nominarla. Il risultato è che quella specializzazione resta un vantaggio invisibile, e il professionista continua a essere percepito come “uno tra i tanti”.
Come lavorare sul posizionamento in modo strutturato
Lavorare sul posizionamento richiede spesso un confronto esterno. Abbiamo tutti punti ciechi rispetto a noi stessi, soprattutto quando si tratta di descrivere il nostro valore professionale. Il percorso più efficace che ho osservato e che ho cercato di costruire nel lavoro del Dipartimento di Accompagnamento alla Professione di Asnor prevede tre movimenti.
Prima un lavoro di chiarimento interno, chi sono, cosa so fare, cosa mi distingue, poi un confronto strutturato con altri professionisti che aiuta a testare la propria narrativa e a ricevere feedback reali. Infine, la traduzione in strumenti concreti: un profilo coerente, una presentazione calibrata sul pubblico di riferimento, una presenza professionale che comunichi in modo unitario.
Si tratta di un processo non lineare, che raramente si conclude in tempi brevi. Ma ogni passo in questa direzione rende il lavoro quotidiano più chiaro, le scelte più consapevoli e la presenza nel mercato dell’orientamento più solida.
Questo non significa che un orientatore non sia in grado di lavorare su questi aspetti in autonomia. Significa piuttosto riconoscere che, quando il tema riguarda la propria identità professionale, il confronto con uno sguardo esterno può aiutare a vedere ciò che da soli si fatica a cogliere. È una dinamica comune a molte professioni che si fondano sulla relazione e sulla riflessività.
In questa prospettiva di crescita condivisa, il Dipartimento di Accompagnamento alla Professione di Asnor è un progetto pensato per sostenere gli orientatori nel consolidamento della propria carriera nell’orientamento. Un luogo in cui interrogarsi sul proprio percorso, riconoscere ciò che distingue la propria pratica e costruire una presenza più consapevole, coerente e riconoscibile.
Perché il posizionamento professionale, nell’orientamento, riguarda la capacità di riconoscere il proprio valore, renderlo chiaro e metterlo al servizio delle persone, dei contesti e delle comunità che si accompagnano.