Prove INVALSI 2026: leggere i dati per tenere aperto il futuro dei giovani

I risultati delle rilevazioni nazionali possono diventare una bussola per accompagnare le scelte, prevenire la dispersione e contrastare stereotipi e disuguaglianze, a condizione che non siano utilizzati per classificare gli studenti o predeterminarne il percorso. A cura di Chiara Sartori, Orientatrice Asnor e Docente.
Indice dei contenuti
- I dati come bussola
- Dove sono oggi gli studenti del 2021
- Orientamento e dispersione implicita
- Le disuguaglianze che condizionano le scelte
- Stereotipi di genere e rappresentazioni delle capacità
- Superare la gerarchia tra licei, tecnici e professionali
- Competenze digitali e capacità di orientarsi
- Dalla lettura dei risultati alle azioni della scuola
- Conclusioni: orientare significa rendere possibile
Il Rapporto nazionale INVALSI 2026 offre informazioni preziose sulle traiettorie scolastiche, sulle fragilità negli apprendimenti e sulle disuguaglianze che influenzano le scelte formative.
Leggere questi dati in prospettiva orientativa permette di comprendere quali condizioni, esperienze e forme di accompagnamento possano aiutare gli studenti a costruire consapevolmente il proprio futuro.
I dati come bussola
Le prove INVALSI misurano alcuni apprendimenti fondamentali in Italiano, Matematica, Inglese e nelle Competenze digitali. Non rilevano tutti gli aspetti dell’esperienza scolastica e non possono restituire, da sole, la complessità di una persona.
Il Rapporto 2026 chiarisce che la valutazione non è un fine in sé né uno strumento di classificazione; rappresenta, piuttosto, una risorsa per conoscere i fenomeni educativi, orientare le decisioni e progettare interventi fondati sulle evidenze.
In prospettiva orientativa, sulla base dei dati si formulano delle domande da rivolgere alla scuola. Quali apprendimenti devono essere consolidati? Quali studenti rischiano di ridurre prematuramente le proprie aspirazioni? Quali esperienze possono permettere loro di scoprire capacità ancora poco visibili?
Dove sono oggi gli studenti del 2021
Una delle parti più interessanti del Rapporto è il capitolo dedicato agli studenti che nel 2021 frequentavano la terza classe della scuola secondaria di primo grado.
Attraverso l’integrazione dei risultati INVALSI con i dati dell’Anagrafe nazionale degli studenti, del Ministero dell’Istruzione e del Merito e dell’ISTAT, è stato possibile ricostruire il percorso successivo di circa 515.000 ragazze e ragazzi.
Nell’anno scolastico 2025/2026:
- il 73,2% frequentava regolarmente il quinto anno della scuola secondaria di secondo grado;
- l’11,5% aveva accumulato almeno un anno di ritardo, ma era ancora inserito nel sistema scolastico;
- il 6,9% frequentava o aveva concluso un percorso di istruzione e formazione professionale;
- il 7,3% risultava uscito precocemente dal sistema di istruzione e formazione;
- l’1% risultava emigrato.
Il dato relativo alla diminuzione dell’abbandono è incoraggiante. Tuttavia, dal punto di vista dell’orientamento, non è sufficiente osservare quanti studenti si siano iscritti alla scuola superiore.
È necessario domandarsi anche quanti siano riusciti a proseguire regolarmente, quanti abbiano cambiato percorso, quanti abbiano accumulato ritardi e quanti abbiano trovato nell’istruzione e formazione professionale una risposta coerente con le proprie caratteristiche.
L’efficacia dell’orientamento dovrebbe essere valutata osservando nel tempo la qualità e la sostenibilità delle traiettorie scolastiche. Una scelta apparentemente prestigiosa, ma priva di consapevolezza e motivazione, può trasformarsi in disorientamento. Un percorso tecnico o professionale scelto positivamente, invece, può rappresentare una reale occasione di crescita, qualificazione e prosecuzione degli studi.
Risorsa e approfondimento: Abbandono scolastico
Orientamento e dispersione implicita
Accanto alla dispersione esplicita, costituita dall’abbandono, il Rapporto analizza la cosiddetta dispersione scolastica implicita.
Questa condizione riguarda gli studenti che rimangono nel sistema scolastico, ma terminano un ciclo di istruzione senza avere acquisito gli apprendimenti fondamentali attesi.
Al termine della scuola secondaria di primo grado, è considerato a rischio di dispersione implicita chi si ferma ai livelli 1 o 2 sia in Italiano sia in Matematica e non raggiunge il livello A2 in entrambe le prove di Inglese.
Nel 2026 tale rischio riguarda il 12,3% degli studenti della terza classe della scuola secondaria di primo grado. Il valore è in diminuzione rispetto agli anni successivi alla pandemia ed è il più basso dall’inizio della rilevazione, ma continua a interessare più di uno studente su dieci.
Per questi studenti, la scelta della scuola superiore può diventare particolarmente delicata. Le difficoltà negli apprendimenti rischiano di essere interpretate come un’incapacità generale o di tradursi in un consiglio orientativo basato prevalentemente sul rendimento.
Orientare, però, significa comprendere la natura delle difficoltà dello studente, individuare le risorse disponibili e costruire condizioni che gli permettano di affrontare il passaggio successivo.
L’intervento orientativo dovrebbe quindi intrecciarsi con:
- il consolidamento delle competenze di base;
- il sostegno alla motivazione;
- l’educazione alla scelta;
- la conoscenza diretta dei diversi percorsi;
- il dialogo con le famiglie;
- la continuità tra scuola secondaria di primo e secondo grado;
- la possibilità di rivedere e riprogettare una scelta.
Il ri-orientamento non dovrebbe essere percepito come il fallimento della scelta iniziale, ma come una possibilità fisiologica di ridefinire il proprio progetto.
Le disuguaglianze che condizionano le scelte
Il Rapporto INVALSI 2026 mostra che il rischio di dispersione implicita non è distribuito in modo uniforme.
Al termine del primo ciclo raggiunge il 31% tra gli studenti che hanno già accumulato almeno un anno di ritardo, contro l’11,1% di coloro che hanno avuto un percorso regolare. È inoltre più elevato tra gli studenti di prima generazione migratoria e più che doppio tra chi proviene da una famiglia socio-economicamente svantaggiata.
Le scelte scolastiche sono dunque influenzate dalle condizioni familiari, dalle opportunità presenti nel territorio, dalle aspettative degli adulti, dalle informazioni disponibili e dalla rappresentazione sociale dei diversi indirizzi.
Uno studente proveniente da un contesto più fragile può limitare le proprie aspirazioni non per mancanza di capacità, ma perché conosce meno opportunità, teme i costi di un percorso lungo o non dispone di modelli familiari e professionali ai quali fare riferimento.
La funzione dell’orientamento è anche compensativa: deve rendere visibili possibilità che, per alcuni studenti, rimarrebbero altrimenti fuori dall’orizzonte. Ciò richiede esperienze reali, visite, laboratori, incontri con professionisti, testimonianze di ex studenti e occasioni per conoscere i percorsi terziari, universitari, tecnici e professionali.
Stereotipi di genere e rappresentazioni delle capacità
Al termine del primo ciclo, le studentesse ottengono mediamente risultati migliori in Italiano, mentre in Matematica il divario è a favore dei ragazzi.
Nella prova di Italiano, le ragazze registrano un vantaggio medio di 5,9 punti.
In Matematica conseguono, invece, un risultato mediamente inferiore di 8,7 punti.
Questi dati non devono essere interpretati come prova di inclinazioni naturali e immutabili. Il divario matematicocompare già nei primi anni della scuola primaria e richiama il ruolo delle aspettative educative, degli stereotipi, delle esperienze proposte e della percezione di autoefficacia.
Una ragazza che abbia interiorizzato l’idea di non essere “portata” per la matematica potrebbe escludere percorsi scientifici e tecnologici anche quando possiede interesse e potenzialità. Allo stesso modo, un ragazzo potrebbe considerare poco coerenti con la propria identità le professioni educative, sociali, linguistiche o di cura.
Un orientamento autenticamente formativo deve aiutare gli studenti a distinguere tra difficoltà reali e rappresentazioni stereotipate delle proprie capacità.
Sono quindi importanti laboratori STEM accessibili, incontri con professioniste e professionisti appartenenti a settori differenti, narrazioni professionali prive di stereotipi e attività che permettano agli studenti di sperimentarsi in ruoli nuovi.
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Superare la gerarchia tra licei, tecnici e professionali
Il Rapporto INVALSI 2026 evidenzia inoltre differenze significative nei risultati degli studenti dei diversi indirizzi della scuola secondaria di secondo grado.
Nella seconda classe raggiunge il livello previsto in Italiano:
- l’83% degli studenti dei licei classici, scientifici e linguistici;
- il 63,1% degli studenti degli altri licei;
- il 51,8% degli studenti degli istituti tecnici;
- il 27,1% degli studenti degli istituti professionali.
Questi risultati riflettono la composizione della popolazione scolastica, gli apprendimenti precedenti, le caratteristiche sociali degli studenti, i processi di orientamento e le differenti finalità dei curricoli. Un’indicazione particolarmente significativa proviene dalla Matematica. Al termine del secondo ciclo raggiunge il livello atteso l’85,4% degli studenti dei licei scientifici, il 48,8% degli istituti tecnici, il 43% degli altri licei e il 19,6% degli istituti professionali.
Gli istituti tecnici ottengono quindi risultati superiori rispetto ai percorsi liceali non scientifici. Il Rapporto collega questo dato anche al ruolo applicativo assunto dalla Matematica nelle discipline di indirizzo e nei curricoli tecnico-tecnologici.
L’orientamento deve contribuire a superare la rappresentazione gerarchica secondo la quale il liceo sarebbe la scelta migliore, l’istituto tecnico una seconda possibilità e l’istituto professionale una destinazione residuale.
Ogni percorso dovrebbe essere conosciuto attraverso le sue caratteristiche formative, le metodologie, le discipline, gli sbocchi, le possibilità di prosecuzione e le competenze richieste.
Anche l’istituto professionale richiede una scelta positiva e consapevole. Non può essere semplicemente indicato a chi presenta difficoltà scolastiche, poiché ciò rischia di concentrare ulteriormente le fragilità e di confermare disuguaglianze già presenti.
Competenze digitali e capacità di orientarsi
Nel 2026, la rilevazione sulle competenze digitali è stata estesa all’intera popolazione scolastica della seconda classe della scuola secondaria di secondo grado, con partecipazione volontaria.
Le aree osservate sono:
- alfabetizzazione su informazioni e dati;
- comunicazione e collaborazione;
- creazione di contenuti digitali;
- sicurezza.
Il quadro nazionale è complessivamente positivo. Raggiunge almeno il livello intermedio:
- il 91% degli studenti nell’alfabetizzazione su informazioni e dati;
- il 91,6% nella comunicazione e collaborazione;
- l’81,7% nella creazione di contenuti;
- l’87% nella sicurezza.
Le competenze digitali hanno un valore profondamente orientativo. Saper cercare informazioni, confrontare le fonti, riconoscere contenuti poco affidabili, comunicare responsabilmente e proteggere i propri dati permette di esplorare in modo più consapevole corsi di studio, professioni e opportunità formative.
L’orientamento alla competenza digitale richiede di sviluppare la capacità di interrogare criticamente le informazioni e di trasformarle in decisioni coerenti con i propri obiettivi.
La scuola può promuovere tali competenze chiedendo agli studenti di:
- confrontare l’offerta formativa di più istituti;
- verificare i prerequisiti e gli sbocchi dei diversi corsi;
- costruire mappe delle professioni;
- analizzare criticamente siti e messaggi promozionali;
- documentare esperienze e competenze attraverso l’e-portfolio;
- elaborare una prima ipotesi personale di progetto formativo.
Dalla lettura dei risultati alle azioni della scuola
I dati INVALSI 2026 acquistano valore orientativo quando diventano oggetto di confronto professionale e progettazione.
Non dovrebbero essere utilizzati isolatamente sul singolo studente, ma integrati con osservazioni sistematiche, valutazioni formative, interessi, motivazioni, capacità relazionali, esperienze laboratoriali e informazioni sul contesto.
La lettura dei risultati può aiutare le scuole a:
- individuare precocemente le fragilità che possono rendere difficile una transizione;
- progettare interventi di consolidamento prima del passaggio al ciclo successivo;
- analizzare eventuali differenze di genere nelle scelte e negli apprendimenti;
- verificare se il consiglio orientativo risenta di stereotipi o aspettative sociali;
- organizzare laboratori di esplorazione dei diversi indirizzi;
- costruire percorsi ponte tra il primo e il secondo ciclo;
- accompagnare gli studenti nei primi mesi della scuola superiore;
- monitorare nel tempo gli esiti degli ex studenti;
- predisporre interventi tempestivi di ri-orientamento;
- coinvolgere le famiglie in una lettura non gerarchica dell’offerta formativa.
Particolarmente importante è il primo biennio della scuola secondaria di secondo grado. È in questa fase che difficoltà pregresse, aspettative non realistiche e scarsa conoscenza del percorso scelto possono trasformarsi in bocciature, cambi di indirizzo o abbandoni.
La continuità orientativa dovrebbe proseguire attraverso forme di tutoraggio, colloqui, laboratori sul metodo di studio e occasioni strutturate di riflessione sull’esperienza.
Conclusioni: orientare significa rendere possibile
Il Rapporto INVALSI 2026 restituisce l’immagine di una scuola capace di ridurre l’abbandono esplicito e implicito e di ottenere risultati incoraggianti nelle competenze digitali e nella lingua inglese.
Persistono, tuttavia, criticità negli apprendimenti fondamentali e rilevanti disuguaglianze territoriali, sociali e familiari. Le condizioni di partenza continuano a incidere in modo significativo sulle opportunità educative.
L’orientamento è uno dei luoghi nei quali tali disuguaglianze possono essere confermate oppure contrastate. Quando si limita a indicare il percorso considerato più compatibile con il rendimento già raggiunto, rischia di trasformarsi in selezione. Quando offre esperienze, consolida competenze, rende accessibili le informazioni, contrasta gli stereotipi e sostiene la capacità di scegliere, diventa invece uno strumento di equità.
Le prove INVALSI non possono dirci chi diventerà uno studente, ma possono aiutarci a riconoscere gli ostacoli che rischiano di limitarne il percorso.
Orientare significa costruire le condizioni perché quel futuro rimanga aperto.