Come progettare un percorso di orientamento professionale: l’approccio interazionista

Per progettare un percorso di orientamento professionale efficace serve una programmazione preliminare che parta dai bisogni specifici della persona. L’approccio interazionista, e in particolare il modello del «Trifoglio fortunato» di Jacques Limoges, legge l’occupabilità come l’interazione tra quattro dimensioni: ambiente, Sé, luogo e metodo. A cura di Alessia Paglia, Orientatrice Asnor, Consulente e Formatrice.
Indice dei contenuti
- Perché serve progettare un percorso di orientamento professionale
- Che cos’è il «Trifoglio fortunato» di Jacques Limoges
- Quali sono le fasi per progettare un percorso di orientamento
- Accoglienza, definizione delle finalità dell’intervento in rapporto ai bisogni orientativi degli utenti
- Analisi del contesto in cui si interviene
- Individuazione degli obiettivi da raggiungere in rapporto al problema da affrontare
- Scelta dei contenuti da trasmettere
- Decisione sulle strategie e gli strumenti da adottare
- Pianificazione degli interventi
- Come si verifica l’efficacia di un intervento di orientamento
- Esiste un solo modo di fare orientamento professionale?
- Bibliografia
La progettazione si articola in sei momenti:
- accoglienza e analisi dei bisogni;
- analisi del contesto;
- definizione degli obiettivi;
- scelta dei contenuti;
- strategie e strumenti;
- pianificazione.
E prevede fin dall’inizio la verifica dell’intervento.
Perché serve progettare un percorso di orientamento professionale
Affinché un’azione orientativa sia il più possibile adeguata alla situazione da affrontare, cioè ai bisogni specifici degli utenti, è necessaria un’attenta programmazione preliminare finalizzata a individuare gli obiettivi operativi da raggiungere, funzionali sia allo scopo dell’azione orientativa, sia al contesto in cui viene realizzata, sia alle risorse umane di cui è possibile disporre.
La programmazione di un’azione orientativa ritenuta migliore per affrontare una determinata situazione consente di evitare il rischio di utilizzare lo stesso approccio progettuale per far fronte a bisogni orientativi del tutto diversi e rendere così inutile qualsiasi intervento di orientamento.
Che cos’è il «Trifoglio fortunato» di Jacques Limoges
Il «Trifoglio fortunato» di Jacques Limoges è un modello franco-canadese di tipo interazionista, nato specificamente per orientare i disoccupati, che prende in considerazione quattro dimensioni:
- L’ambiente socio-politico-economico;
- Il Sé;
- Il luogo dove cercare lavoro;
- Il metodo con cui cercare lavoro.
Tutte queste parti formano un sistema e sono in continua interazione tra loro.
Questo modello è interazionista in quanto l’azione si svolge simultaneamente e fin dall’inizio.
L’interazione tra le tre dimensioni, sé-luogo-metodo, inserite nell’ambiente socio-politico-economico, dà vita visivamente a un trifoglio a quattro foglie, quindi è fortunato.
Da un punto di vista orientativo, crea lo spazio professionale in un dato contesto, ossia la posizione di inserimento professionale; in questo modo è possibile distinguere cinque diversi livelli di occupabilità, definita da Limoges come «in un momento dato (ambiente), la migliore persona (Sé), che cerca o crea un impiego nel miglior luogo (luogo), nel migliore dei modi (metodo), nel lasso di tempo più vicino a 0».
Quali sono le fasi per progettare un percorso di orientamento
Il processo di progettazione di un percorso di orientamento professionale può essere articolato in sei momenti:
Accoglienza, definizione delle finalità dell’intervento in rapporto ai bisogni orientativi degli utenti
L’eterogeneità degli utenti che si rivolgono a servizi o centri di orientamento rende necessaria anzitutto un’attenta analisi della domanda e una comprensione dei bisogni orientativi a essa sottesi.
Solo in questo modo è possibile progettare e mettere in atto gli interventi orientativi più adeguati a risolvere la specifica situazione che l’individuo sta affrontando, sia essa legata a problemi di scelta o di presa di decisione, all’inserimento in un nuovo contesto organizzativo o alla temporanea perdita del ruolo.
Prima, quindi, di decidere la tipologia di azione orientativa da adottare bisogna avere ben chiare le caratteristiche degli individui a cui ci rivolgiamo, tenendo nella giusta considerazione le loro caratteristiche generali, in quanto appartenenti a una determinata tipologia di utenti, ma soprattutto le loro caratteristiche individuali che li rendono diversi l’uno dall’altro.
Analisi del contesto in cui si interviene
Ogni intervento di orientamento si realizza in un determinato contesto che, in base alle caratteristiche distintive e alle finalità specifiche di ognuno, determina la tipologia dell’azione orientativa messa in atto e anche il ruolo degli operatori che in esso lavorano.
Sulla base dei bisogni orientativi espressi dagli utenti, si considera anzitutto se i servizi offerti dal contesto in cui si opera possano soddisfare le richieste, oppure se è necessario far ricorso a strutture o servizi orientativi più specifici.
Per quanto riguarda il livello di professionalità, ci possono essere strutture polifunzionali in cui sono previsti operatori con differenti competenze, oppure strutture specialistiche che prevedono professionalità ben definite.
Questo tipo di approccio polispecialistico non esclude la possibilità di integrare e ampliare l’azione svolta dai consulenti di orientamento con interventi specifici per gli adulti messi in atto da «esperti» esterni al contesto orientativo-professionale.
Si può quindi, per esempio, far ricorso a:
- Esperti del mondo del lavoro per soddisfare il bisogno di conoscenze di tipo sociologico o economico (modello informativo);
- Intervento specialistico di tipo psicologico per realizzare una valutazione più oggettiva delle caratteristiche personali degli utenti (modello psicodiagnostico);
- Centri specialistici qualora insorgano problemi particolari (modello di counseling);
- Tecnologie informatiche per ampliare e arricchire le conoscenze necessarie alla presa di decisione (modello informatico).
Ognuno di questi ambiti richiede l’apporto di figure professionali diverse, psicologo, sociologo, economista, informatico, il cui intervento, pur nel rispetto della specificità del ruolo, deve essere integrato e inserito in un progetto unitario finalizzato a supportare l’individuo di fronte alla scelta del proprio percorso.
Individuazione degli obiettivi da raggiungere in rapporto al problema da affrontare
In un intervento destinato al primo inserimento lavorativo, gli obiettivi operativi possono essere i seguenti:
- Definizione degli interessi e delle aspirazioni professionali;
- Conoscenza del mondo del lavoro e delle professioni;
- Individuazione delle possibilità occupazionali congruenti con il proprio profilo personale e professionale;
- Valutazione delle risorse personali su cui contare;
- Acquisizione di nuove competenze richieste da una particolare professione;
- Conoscenza delle tecniche di ricerca attiva del lavoro;
- Messa in atto di comportamenti adeguati al raggiungimento del proprio obiettivo.
Un intervento individuale di Bilancio di Competenze destinato a lavoratori adulti in difficoltà occupazionale può essere articolato in base ai seguenti obiettivi:
- Migliore conoscenza di sé stessi;
- Ricostruzione delle principali tappe del proprio percorso personale e professionale;
- Individuazione delle proprie competenze relative alle esperienze personali, lavorative, formative;
- Conoscenza dell’ambiente sociale;
- Identificazione di un progetto professionale;
- Raccolta di informazioni relative all’organizzazione del progetto;
- Elaborazione di un piano d’azione.
Scelta dei contenuti da trasmettere
I diversi interventi di orientamento non hanno contenuti predeterminati, così come non possono seguire un percorso prestabilito nelle sue fasi.
Il contenuto sarà scelto di volta in volta in funzione degli obiettivi operativi che si desiderano raggiungere in quella determinata situazione di apprendimento di competenze e quindi può variare a seconda dei bisogni degli utenti.
Per esempio, un intervento orientativo può focalizzarsi su alcuni aspetti ben precisi, oppure può affrontare un insieme di temi ritenuti fondamentali per attivare il processo orientativo.
Allo stesso modo, è possibile fare una pianificazione di massima del percorso da seguire, ma allo stesso tempo è opportuno essere disposti a modificare in itinere le tappe intermedie del percorso se la situazione lo richiede.
Decisione sulle strategie e gli strumenti da adottare
Nel momento in cui si programma un’azione orientativa, è necessario anche scegliere preventivamente le metodologie e gli strumenti da adottare in quanto ritenuti più adatti a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Le modalità di attuazione dell’intervento possono prevedere sia momenti di lavoro e di riflessione individuale, sia momenti di lavoro di gruppo.
Il lavoro individuale può essere compiuto attraverso l’utilizzo di schede, somministrazioni di questionari o test, la consultazione di programmi informatizzati, il colloquio personale.
Il lavoro di gruppo prevede l’utilizzo di metodi di discussione per piccoli gruppi su argomenti ben definiti, di discussioni che coinvolgono l’intero gruppo oppure di attività di ricerca su determinati argomenti.
Pianificazione degli interventi
Dopo aver elaborato un piano di lavoro, è necessario predisporre concretamente le condizioni che consentono la realizzazione dell’intervento.
In particolare, occorre cercare di attrezzare lo spazio necessario per lo svolgimento delle attività, definire i tempi di attuazione tenendo conto anche di vincoli esterni, la predisposizione dei materiali e degli strumenti da utilizzare, la stesura del calendario di eventi che coinvolgono strutture e operatori esterni al contesto, il coordinamento dei diversi interventi secondo uno schema logico e psicologico, che tenga conto delle reali condizioni di attuazione e della progressione degli obiettivi.
Come si verifica l’efficacia di un intervento di orientamento
Già in fase di progettazione, è necessario prendere in considerazione il momento della verifica della validità dell’intervento e prevedere strumenti o criteri adatti a tale scopo.
Anche se non è facile predefinire con chiarezza la validità e l’efficacia di un intervento di orientamento, si possono assumere parametri di riferimento:
- il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
- la modificazione di alcuni atteggiamenti disfunzionali;
- il positivo ingresso dei disoccupati in un nuovo contesto lavorativo;
- il giudizio dei soggetti rispetto all’esperienza fatta.
La verifica è uno dei momenti fondamentali dell’intero percorso orientativo in quanto rafforza l’operatore rispetto all’adeguatezza e all’efficacia del suo intervento, gli indica gli elementi dissonanti da modificare, gli consente di elaborare nuovi progetti sempre più mirati ed efficaci.
Esiste un solo modo di fare orientamento professionale?
Aspetto fondamentale da aggiungere è che l’orientatore/trice può avvalersi di diverse pratiche di orientamento professionale e di processi di svolgimento diversi da quelli qui proposti, a conferma che non esiste una sola modalità di fare orientamento.
Regola altrettanto importante è che indipendentemente dal contesto nel quale si opera, il percorso di orientamento professionale non risulta mai fisso, statico, seppur costellato da fasi e tappe, ma in continuo cambiamento il quale prevede in maniera imprescindibile l’interazione tra più fattori e l’azione presente in tutta la sua durata.
Per questo nessun esempio di programmazione/progettazione in orientamento può avere pretesa di esaustività e di inconfutabilità.
Bibliografia
- Ascenzi A., Corsi M., Professione educatori/formatori. Nuovi bisogni educativi e nuove professionalità pedagogiche, Vita e Pensiero, Milano, 2005.
- Mancinelli M. R., L’orientamento come promozione all’inserimento occupazionale, Vita e Pensiero, Milano, 2003.
- Libro Bianco Unione Europea, Crescita, competitività, occupazione, 1993.
- Libro Bianco Unione Europea, Insegnare e apprendere. Verso la società della conoscenza, 1996.