Esperienze informali: il valore delle competenze acquisite

Le esperienze informali possono rivelare competenze decisive per le scelte formative e professionali. Il bilancio di competenze aiuta a riconoscerle e valorizzarle. A cura di Adriano Lubrano, Orientatore Asnor e Consulente di carriera.
Indice dei contenuti
Quando una persona intraprende un percorso di orientamento, porta con sé una storia formativa visibile: scuole frequentate, titoli conseguiti, esami sostenuti, voti, tirocini, corsi, certificazioni. È la parte più facilmente documentabile del suo percorso. Quella che compare nei curriculum, nei fascicoli scolastici, nei piani di studio e nei profili professionali.
Cosa sono le esperienze informali
Accanto a questa storia, però, ne esiste un’altra, meno evidente ma non meno importante. È fatta di esperienze informali: attività svolte spontaneamente, passioni coltivate nel tempo, esperienze di volontariato, responsabilità assunte in famiglia o nei gruppi, relazioni significative, momenti in cui la persona si è trovata ad aiutare, organizzare, spiegare, mediare, prendersi cura, risolvere problemi, accompagnare altri in un percorso.
Queste esperienze raramente producono un certificato. Non sempre vengono valutate, registrate o riconosciute dall’esterno. Eppure, proprio in questi contesti, possono svilupparsi competenze decisive per orientare una scelta formativa o professionale.
Il problema è che spesso la persona non le riconosce come competenze. Le considera tratti del proprio carattere, abitudini, inclinazioni spontanee, attività marginali, esperienze “normali”. Può dire: «Mi viene naturale», «L’ho sempre fatto», «Non pensavo fosse importante», «Era solo volontariato», «Aiutavo perché mi piaceva». In queste espressioni si nasconde spesso un patrimonio orientativo che rischia di rimanere invisibile.
Il supporto del bilancio di competenze
Il bilancio di competenze può svolgere qui una funzione decisiva. Non si limita a raccogliere ciò che la persona ha appreso nei percorsi formali, ma aiuta a riconoscere ciò che ha imparato vivendo. Attraverso la ricostruzione degli episodi significativi, l’analisi delle attività ricorrenti, l’esplorazione delle soddisfazioni, delle difficoltà e dei contesti nei quali la persona si è sentita efficace, il bilancio di competenze permette di far emergere competenze non certificate, ma reali.
In questa prospettiva, le esperienze informali non rappresentano un’area secondaria dell’apprendimento. Sono spesso il luogo in cui si manifestano con maggiore autenticità interessi, attitudini, valori e modalità personali di agire. Il compito dell’orientatore è aiutare la persona a dare nome a queste esperienze, a riconoscerne il valore e a trasformarle in elementi utili per costruire una scelta.
Il caso di Lara: quando il volontariato rivela un’attitudine pedagogica
Lara arriva al percorso di orientamento dopo una laurea triennale in Architettura. La sua scelta iniziale era maturata in un contesto familiare nel quale la professione del padre rappresentava un modello forte e vicino. Non una pressione esplicita, ma una pressione implicita: Architettura appariva una strada naturale, familiare, riconoscibile.
Durante il triennio, Lara incontra alcune difficoltà. Sarebbe riduttivo leggerle come semplici ostacoli accademici. In una prospettiva orientativa, quelle difficoltà diventano segnali di una distanza tra il percorso intrapreso e alcune dimensioni più profonde della sua identità.
La tesi di laurea rappresenta, però, un’esperienza positiva. Lara prova soddisfazione per il lavoro svolto e questo permette di non svalutare l’intero percorso. Architettura non viene archiviata come un errore, ma riletta come un’esperienza che le ha permesso di sviluppare metodo, capacità progettuale e senso di responsabilità.
Il vero momento critico arriva con il tirocinio, vissuto come esperienza povera di senso. Il tirocinio non indica a Lara la nuova strada, ma rende evidente una dissonanza: in quel contesto non riesce a riconoscersi, non sente di attivare le proprie risorse migliori, non percepisce una relazione significativa tra ciò che fa e ciò che per lei ha valore.
È attraverso il bilancio di competenze che questa crisi di senso viene riletta. La ricostruzione delle attività informali e, in particolare, delle esperienze di volontariato con bambini fa emergere un filo narrativo diverso. Lara si riconosce così nella relazione educativa, nella possibilità di accompagnare, spiegare, osservare, sostenere processi di crescita.
Quella che inizialmente poteva apparire come una semplice inclinazione personale assume progressivamente il valore di un’attitudine pedagogica. Il bilancio consente di darle un nome, collegarla a esperienze concrete e trasformarla in una direzione formativa.
La decisione di iscriversi a Scienze della Formazione Primaria nasce così non come fuga da Architettura, ma come scelta. Lara non cambia strada perché il primo percorso non aveva valore; cambia strada perché, rileggendo il proprio vissuto, riconosce meglio il proprio valore.
Leggi anche Le 8 competenze chiave europee
Il significato orientativo delle esperienze informali
Questo caso mostra con chiarezza che una competenza non è significativa solo quando è certificata. Può diventare orientativa quando la persona riesce a riconoscerla dentro esperienze concrete, anche informali, e a collegarla a una scelta possibile.
Nel caso di Lara, il volontariato con i bambini diventa il luogo in cui si manifesta una disposizione ricorrente: stare nella relazione educativa, accompagnare, osservare, sostenere, favorire la crescita dell’altro. Il bilancio di competenze permette di trasformare questa esperienza da episodio marginale a indizio progettuale.
Questo passaggio richiede metodo. Non basta chiedere alla persona che cosa le piace. Occorre aiutarla a ricostruire che cosa ha fatto, in quali contesti, con quali azioni, con quali risultati, con quale grado di coinvolgimento, con quali riscontri e con quale senso personale, come riportato nella tabella seguente.
| Esperienza informale | Domanda orientativa | Skill possibile |
| Volontariato con bambini | Che cosa facevi concretamente nella relazione con loro? | Ascolto, cura, accompagnamento, osservazione |
| Aiuto nello studio o nei compiti | Come spiegavi? Come adattavi il linguaggio? | Comunicazione, facilitazione, pazienza |
| Attività associative | Quale ruolo assumevi nel gruppo? | Responsabilità, organizzazione, collaborazione |
| Passioni coltivate nel tempo | Che cosa hai imparato senza obbligo esterno? | Autonomia, motivazione, apprendimento continuo |
| Esperienze difficili | Che cosa hai imparato attraversandole? | Resilienza, adattamento, consapevolezza |
Conclusioni: riconoscere le competenze informali
Riconoscere le competenze informali significa osservarle con metodo, distinguere ciò che è episodico da ciò che è ricorrente, collegare le azioni ai contesti, verificare il grado di coinvolgimento e individuare le competenze effettivamente messe in campo.
Il bilancio di competenze è uno degli strumenti più adatti a svolgere questo lavoro, perché consente di tenere insieme narrazione, analisi e progettazione. Aiuta la persona a comprendere non solo ciò che ha studiato, ma anche ciò che ha imparato vivendo.
Nel caso di Lara, questo passaggio è stato decisivo. Le esperienze informali e il volontariato con i bambini hanno permesso di riconoscere un’attitudine pedagogica che il percorso formale precedente non aveva reso visibile. La scelta di Scienze della Formazione Primaria è nata da qui: non da una fuga, ma da una nuova consapevolezza di sé.
Unadelle funzioni più preziose dell’orientamento è aiutare la persona a scoprire che alcune competenze importanti erano già presenti nella sua storia, ma non avevano ancora trovato le parole per diventare un progetto di vita.