Competenze non cognitive e trasversali: cosa sono e cosa cambia con la Legge 22/2025
Le competenze non cognitive e trasversali comprendono abilità personali, sociali ed emotive che aiutano studenti e studentesse ad affrontare le sfide della vita scolastica, professionale e quotidiana. Con la Legge 19 febbraio 2025, n. 22, lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali entra formalmente nei percorsi delle istituzioni scolastiche, dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e dei percorsi di istruzione e formazione professionale. La legge prevede un Piano straordinario di formazione dei docenti e una sperimentazione nazionale finalizzata a promuovere queste competenze nelle attività educative e didattiche.
Indice dei contenuti
- Competenze non cognitive: cosa sono
- Dalla proposta di legge alla Legge 22/2025
- La sperimentazione nazionale nelle scuole
- Competenze non cognitive: come svilupparle
- Orientamento e competenze non cognitive
- Il legame con i Framework Europei sulle competenze trasversali
- Il commento dell’Orientatrice Asnor, Maria Grazia Sasso
Competenze non cognitive: cosa sono
Con l’espressione competenze non cognitive si indicano quelle abilità personali, sociali ed emotive che non riguardano direttamente l’acquisizione di conoscenze disciplinari, ma incidono sul modo in cui una persona apprende, si relaziona, affronta le difficoltà e partecipa alla vita scolastica e sociale. Al pari delle cosiddette competenze trasversali permettono agli studenti di possedere capacità di gestione dello stress, empatia, problem solving, motivazione e proattività.
Si tratta di una serie di abilità psicologiche che consentono agli studenti di sviluppare un approccio positivo e funzionale a ogni ambito della vita quotidiana.
Non cognitive skills o Character skills, sono, dunque, le predisposizioni della personalità quali l’apertura mentale, la capacità di comunicare e di collaborare, e sono fondamentali per rendere gli studenti dei cittadini attivi della società.
Tali competenze non cognitive sono ripartibili in tre aspetti dello studente che occorre tenere presenti:
- Il carattere: carattere e personalità degli studenti sono aspetti modificabili durante i percorsi formativi. Apertura mentale, consapevolezza e coscienziosità possono essere migliorati attraverso degli interventi educativi.
- L’atteggiamento: ottimistico e funzionale allo sviluppo di comportamenti positivi. Per lo studente significa essere in grado di sapere cosa si potrà attivare in caso di sviluppo di determinate competenze umane. Questo fornirà la giusta motivazione a fare.
- La motivazione: che consiste nella capacità di sapersi motivare sulle sfide della quotidianità, ovvero essere in grado di trovare la motivazione dentro di sé e non solo attraverso premi o punizioni.
Dalla proposta di legge alla Legge 22/2025
Quando il tema delle competenze non cognitive è entrato nel dibattito parlamentare, l’obiettivo era avviare attività didattiche dedicate allo sviluppo di quelle capacità umane e sociali che rendono lo studente più preparato ad affrontare le sfide della vita quotidiana.
Oggi quel percorso ha trovato una cornice normativa più definita. La Legge 19 febbraio 2025, n. 22 introduce lo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi delle istituzioni scolastiche, dei CPIA e dei percorsi di istruzione e formazione professionale.
La legge prevede, tra gli altri aspetti:
- una mappatura delle esperienze e dei progetti già esistenti;
- la formazione dei docenti;
- una sperimentazione nazionale;
- l’individuazione di metodologie didattiche utili allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali.
Il passaggio è significativo perché sposta il tema da una dimensione soltanto teorica a una dimensione progettuale e didattica.
Le competenze non cognitive sono così parte del percorso educativo, collegate al successo formativo, alla prevenzione della dispersione scolastica e alla crescita complessiva degli studenti.
La sperimentazione nazionale nelle scuole
Con il Decreto Ministeriale n. 6 del 15 gennaio 2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito la sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici.
Successivamente, con l’Avviso pubblico n. 537 del 30 marzo 2026, sono stati definiti criteri e modalità per la presentazione dei progetti da parte delle istituzioni scolastiche e dei CPIA.
La sperimentazione ha l’obiettivo di promuovere percorsi educativi capaci di lavorare su aspetti come la consapevolezza personale, la gestione delle relazioni, la partecipazione, il pensiero critico, la responsabilità e la capacità di affrontare contesti complessi.
Competenze non cognitive: come svilupparle
Per sviluppare e rafforzare le competenze non cognitive è importante cominciare a insegnarle sin dai primi anni di sviluppo, ossia già a partire dalla scuola dell’infanzia, ricorrendo a strumenti come ad esempio laboratori e giochi. Le attività ludiche e laboratoriali permettono agli studenti di entrare in contatto con i propri pari e di sviluppare empatia divertendosi.
Nella scuola primaria, invece, gli insegnanti possono integrare percorsi di sviluppo delle competenze non cognitive con l’insegnamento delle tradizionali discipline.
Ma le non cognitive skills possono essere sviluppate anche fuori dall’ambiente scolastico attraverso il supporto dei genitori, con lo scopo di stabilire una continuità degli studenti ad acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità, anche in un contesto familiare e non didattico.
Orientamento e competenze non cognitive
La sfida della scuola italiana è da tempo quella di innovare l’azione didattica anche e soprattutto con lo scopo di contrastare il problema dei giovani che non studiano, non lavorano e non si formano (NEET) – l’Italia è prima in Europa – e dell’abbandono scolastico, con numeri che purtroppo, secondo gli ultimi dati ISTAT, sono sempre più in crescita.
Orientare gli studenti significa sostenerli a compiere scelte consapevoli di istruzione e formazione che possano cambiare il loro futuro, anche attraverso l’insegnamento di capacità umane necessarie al vivere collettivo.
In questo caso, la formazione e l’aggiornamento dei docenti in materia di orientamento diventa un passaggio fondamentale, per cominciare già a scuola a parlare di futuro, e per imparare a vivere il mondo al di fuori del contesto scolastico.
Il legame con i Framework Europei sulle competenze trasversali
L’introduzione delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici può trovare un riferimento utile anche nei principali Framework Europei sulle competenze.
I framework europei aiutano a descrivere, organizzare e rendere più riconoscibili competenze che spesso vengono nominate in modo generico: competenze personali, sociali, digitali, imprenditive, ambientali e civiche.
Tra i riferimenti più utili ci sono:
- LifeComp, il quadro europeo per le competenze personali, sociali e l’imparare a imparare;
- DigComp, dedicato alle competenze digitali;
- GreenComp, dedicato alle competenze per la sostenibilità;
- EntreComp, dedicato alla competenza imprenditoriale e allo spirito d’iniziativa.
Questi framework possono aiutare scuole, docenti e orientatori a tradurre le competenze trasversali in percorsi più concreti, osservabili e progettati. Non servono a trasformare l’educazione in una griglia rigida, ma a offrire un linguaggio comune per lavorare su capacità oggi sempre più importanti.
Per chi desidera approfondire questi riferimenti e tradurli in attività orientative, Asnor propone il Ciclo di Webinar “Orientamento e Framework Europei sulle competenze trasversali”, pensato per docenti, orientatori e professionisti interessati a progettare percorsi coerenti con le competenze richieste oggi nei contesti educativi e professionali.
Il commento dell’Orientatrice Asnor, Maria Grazia Sasso
Già nel 2022, quando il tema era ancora al centro del dibattito parlamentare, l’Orientatrice Asnor Maria Grazia Sasso sottolineava un aspetto ancora oggi centrale: le competenze emotive, relazionali e comunicative non possono essere sviluppate con interventi episodici, ma richiedono continuità, metodo e formazione. Riportiamo il suo commento originario, che conserva ancora oggi piena attualità nel passaggio dalla proposta di legge alla sperimentazione nazionale.
In letteratura esistono numerose evidenze circa l’utilità di proporre interventi centrati sulle life skills e già da tempo numerosi psicologi, educatori, orientatori e insegnanti operano nelle scuole utilizzando metodologie che consentono a bambini e ragazzi di apprendere e contemporaneamente crescere come individui.
Nel contesto scolastico, inoltre, l’importanza dell’orientamento e della valorizzazione delle competenze trasversali era già stata riconosciuta ed è per questo che abbiamo assistito all’introduzione dei PCTO.
Nella mia esperienza lavorativa nelle scuole, inoltre, bambini e ragazzi hanno sempre accolto positivamente le attività che permettono loro di “lavorare” per sviluppare le proprie competenze emotive, relazionali e comunicative.
Ad esempio, a conclusione di un mio progetto, i ragazzi coinvolti hanno riferito di essere entrati più volentieri a scuola, di aver avuto modo di conoscere e relazionarsi meglio con i propri compagni di classe e con gli insegnanti e di desiderare di essere coinvolti con più costanza in attività di questo tipo.
Poiché la strada era già tracciata, accolgo con sentimenti contrastanti questa proposta di legge: in generale trovo positivo che si vada verso la valorizzazione delle life skills e confido che questa legge possa garantire una maggiore copertura rispetto a quei progetti che fino ad ora sono stati attivati sporadicamente e in base alla sensibilità di singoli. Mi spiace, tuttavia, che si tratti ancora di una fase sperimentale e nutro la speranza che si giunga presto a quella continuità che è necessaria e, come nel mio caso, richiesta espressamente dai giovani.
Personalmente spero anche che gli insegnanti meno abituati a lavorare per il potenziamento di tali competenze non percepiscano questa proposta di legge come un’imposizione dall’alto e che al contrario possano appropriarsi di eventuali metodologie innovative riconoscendo realmente il loro valore.
Bisogna avere fiducia nel metodo per poterlo utilizzare con successo. Non è così?
Maria Grazia Sasso, Orientatrice Asnor


