Tecnostress: quando la tecnologia (e l’IA) ci affatica sul lavoro

Troppe informazioni, notifiche continue, strumenti che cambiano in fretta, difficoltà a staccare. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano si aggiunge un’altra fonte di pressione: la paura di non stare al passo o di essere sostituiti.
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Scrivania, smartphone, chat aziendali, e-mail, piattaforme, e ora anche l’intelligenza artificiale. Per molte persone la giornata di lavoro è un flusso continuo di schermi e richieste. Non è un caso che la salute mentale al lavoro sia al centro della nuova campagna europea “Ambienti di lavoro sani e sicuri” promossa da EU-OSHA, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, inaugurata con la Settimana europea dal 19 al 24 ottobre 2026. Tra i rischi psicosociali da conoscere c’è anche il tecnostress.
Che cos’è il tecnostress
Il tecnostress è una forma di stress legata all’uso delle tecnologie digitali e alla difficoltà di adattarsi ai loro ritmi e cambiamenti. Il termine technostress fu coniato nel 1984 dallo psicologo statunitense Craig Brod, che lo descrisse come una difficoltà di adattamento alle nuove tecnologie informatiche.
Le 5 dimensioni principali del tecnostress
Gli studi di Tarafdar e colleghi mostrano che il fenomeno si manifesta solitamente attraverso cinque fattori critici di stress, i cosiddetti technostress creators:
- Tecno-sovraccarico (techno-overload): l’obbligo di lavorare più velocemente e di gestire troppe informazioni, e-mail, chat e notifiche contemporaneamente.
- Tecno-invasione (techno-invasion): la perdita dei confini tra vita privata e lavoro, dovuta alla reperibilità costante via smartphone o sistemi aziendali.
- Tecno-complessità (techno-complexity): la difficoltà nel comprendere e utilizzare software o strumenti digitali complessi senza un’adeguata preparazione.
- Tecno-incertezza (techno-uncertainty): il continuo e rapido aggiornamento di programmi, app e sistemi operativi che rende obsolete le competenze acquisite.
- Tecno-insicurezza (techno-insecurity): la paura di perdere il proprio posto di lavoro a causa dell’automazione, della digitalizzazione o dell’intelligenza artificiale.
Quali sono i sintomi del tecnostress
Il tecnostress è un insieme di segnali da non sottovalutare. I più comuni sono:
- stanchezza mentale a fine giornata, anche senza un carico di lavoro eccessivo;
- difficoltà di concentrazione e sensazione di essere sempre interrotti;
- irritabilità e ansia quando non si può controllare il telefono o la posta;
- disturbi del sonno, soprattutto se si lavora o si legge sullo schermo fino a tardi;
- mal di testa, affaticamento visivo, tensione a collo e spalle;
- la sensazione di non essere mai “in pari” con messaggi, aggiornamenti e strumenti nuovi.
Se questi segnali durano nel tempo e incidono sulla qualità della vita, è importante parlarne con un medico o con uno psicologo.
Perché l’intelligenza artificiale può aumentare il tecnostress
L’intelligenza artificiale può alleggerire molti compiti ripetitivi. Ma può anche amplificare tre delle fonti di tecnostress:
- Tecno-incertezza. Gli strumenti di IA si aggiornano di continuo e chiedono di cambiare spesso il modo di lavorare.
- Tecno-insicurezza. Molte persone si chiedono se il proprio lavoro esisterà ancora fra qualche anno, e quella domanda pesa ogni giorno.
- Tecno-sovraccarico. Se l’IA permette di produrre di più in meno tempo, cresce il rischio che le aspettative salgano di conseguenza.
C’è poi una fatica più sottile, quella di dover decidere continuamente quanto fidarsi delle risposte di una macchina e quanto delegarle. Ne abbiamo parlato in Intelligenza artificiale e delega decisionale, chi decide davvero? e in Intelligenza Artificiale e lavoro: opportunità, rischi e impatto sul benessere.
Come si previene il tecnostress sul lavoro
La prevenzione del tecnostress funziona su due livelli, quello personale e quello organizzativo.
Cosa può fare la persona
- Stabilire momenti senza notifiche e fasce orarie in cui non si risponde.
- Raggruppare e-mail e messaggi in pochi momenti della giornata, invece di controllarli di continuo.
- Scegliere pochi strumenti e imparare a usarli bene, invece di inseguire ogni novità.
- Fare pause lontano dallo schermo e proteggere le ore prima di dormire.
- Usare l’IA per alleggerire i compiti ripetitivi, non per aggiungerne altri.
Cosa può fare l’organizzazione
- Dare regole chiare su orari e reperibilità, lasciando alle persone il tempo di disconnettersi.
- Accompagnare l’introduzione di nuovi strumenti con formazione e tempo per impararli.
- Coinvolgere le persone nelle scelte tecnologiche che cambiano il loro lavoro.
- Considerare il tecnostress tra i rischi psicosociali da prevenire.
Molte di queste strategie hanno a che fare con la capacità di stabilire dei limiti. È il tema che approfondiamo nell’articolo sui confini professionali: sapere che cosa è irrinunciabile per sé aiuta anche a governare la tecnologia invece di subirla.
Che ruolo ha l’orientamento
Il tecnostress riguarda il rapporto tra la persona e il proprio lavoro. Per questo l’orientamento può fare la differenza in tre modi:
- Ridare senso. Quando il lavoro sembra solo una corsa per stare al passo, un percorso di orientamento aiuta a ritrovare il perché delle proprie scelte.
- Trasformare la paura in competenze. Invece di subire il cambiamento, si può capire quali competenze rafforzare e come, anche rispetto all’IA.
- Riconoscere i segnali di disallineamento. Stanchezza e disinvestimento a volte segnalano che qualcosa non torna nel proprio percorso.
La tecnologia continuerà a cambiare. Ciò che si può allenare è il modo in cui ognuno la integra nella propria vita, senza perdere di vista sé stesso.
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Riferimenti
- Brod C., Technostress: The Human Cost of the Computer Revolution, Addison-Wesley, Reading (MA), 1984.
- Tarafdar M., Tu Q., Ragu-Nathan B. S., Ragu-Nathan T. S., «The Impact of Technostress on Role Stress and Productivity», Journal of Management Information Systems, 24(1), 2007, pp. 301-328.
- Tecnostress, Wikipedia.
- Ingar S., «What is Technostress?», MDPI Blog, 12 aprile 2024.
- EU-OSHA, Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro 2026.