Prima che una scelta sia possibile. Sei ricerche a confronto

Sull’orientamento contro le disuguaglianze e una proposta sulla disuguaglianza semantica nel lifelong guidance. A cura di Annunziata Di Lecce, Direttrice CTS Asnor, Psicologa del Lavoro, Design Thinker e Coach Neurocognitivo.
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Un panel mette in dialogo ricerche che spesso procedono su traiettorie diverse. È quanto è avvenuto nella sessione H.14, Lifelong Guidance Against Social Inequalities, della 4th International Conference of the journal “Scuola Democratica” – Learning for Democracy / Democracy for Learning, ospitata alla Sapienza dal 1° al 4 settembre, a cui ho preso parte con Asnor, con un intervento che introduce alla comunità scientifica dell’orientamento il tema della disuguaglianza semantica e una proposta di sviluppo per le politiche di lifelong guidance.
Le sei ricerche hanno interrogato, da angolazioni differenti, le condizioni che precedono la scelta e che incidono sulla possibilità di costruire un percorso orientativo.
Sei prospettive che dialogano
Ad aprire la sessione è stata Annalisa Buffardi, di INDIRE, che ne ha costruito la cornice e lo spirito, mentre Eleonora Scrivo, di ActionAid Italia, ha commentato e restituito spunti dalla propria esperienza sul campo.
Luca Fanelli, di ActionAid Italia, ha posto l’accento sulla pluralità di significati che convivono dentro la stessa parola, orientamento, e sul numero ancora limitato di Regioni italiane dotate di un vero sistema.
Approcci diversi, dunque, intorno allo stesso oggetto: le condizioni che precedono la scelta.
Marianna Capo, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha portato il progetto DiMMi dentro i CPIA. Un adulto migrante arriva spesso con una storia formativa composta da esperienze che il sistema fatica a riconoscere; il metodo autobiografico aiuta a ricomporle. Capo lo definisce capitale narrativo. Prima di poter progettare, occorre poter raccontare.
Aurelia Bonura, dell’Università di Palermo, ha studiato il Patto educativo di comunità del Polo universitario di Trapani, che tiene insieme ventitré istituti superiori e ventisei istituzioni del territorio. Il suo contributo mostra con particolare chiarezza l’orientamento come meccanismo che plasma i percorsi e media le transizioni, oltre la funzione di servizio accessorio.
Ester Bonomi, dell’Università di Milano, ha confrontato Veneto e Lombardia, due Regioni simili per sviluppo che costruiscono l’orientamento in modi differenti: da una parte pochi strumenti coerenti, dall’altra un insieme più ampio e frammentato, con un forte accento sulla scelta individuale. Molto si decide a monte, negli strumenti con cui una Regione disegna il servizio.
Nicolò Bongiorno e Loriana Cavaleri, di Send ETS, lavorano nello Sportello Orientamento di Quartiere e nei Choice Funnel Desks siciliani. Le richieste che ricevono vanno oltre la scelta scolastica: riguardano pressioni economiche, transizioni interrotte, ritorni allo studio. Il disorientamento, nella loro esperienza, può diventare un passaggio nel ripensamento del futuro.
Diego Boerchi, dell’Università Cattolica, ha descritto l’orientamento italiano come un “non sistema”: occasionale nella scuola, ridotto al collocamento nelle politiche del lavoro, privo di esperti dedicati e standard condivisi, con indicatori che tendono a premiare ciò che è rapido. L’esito può essere l’improvvisazione e, nei casi più critici, una sostituzione dell’operatore alla capacità di scelta della persona.
Con Annie Pontrandolfo, Presidente Asnor, ho presentato l’intervento dal titolo Semantic Inequality in Lifelong Guidance: Toward a Fourth Policy Level.
Ogni contributo arretra di un passo rispetto al momento della scelta. Il nostro arriva fino al punto in cui il senso si forma, oppure fatica a formarsi.
Abbiamo chiamato disuguaglianza semantica la distribuzione diseguale delle condizioni nelle quali una persona può accedere al senso, elaborarlo e rigenerarlo durante le transizioni della propria vita.
Semantica, perché il nodo riguarda il significato più dell’informazione. Disuguaglianza, perché quelle condizioni non sono distribuite allo stesso modo e chi ne dispone meno può arrivare ai servizi di orientamento già svantaggiato in una dimensione che raramente viene misurata.
Non è un deficit della persona
Nel paradigma del life design (Savickas et al., 2009), l’orientamento sostiene le persone nella costruzione di narrazioni biografiche durante le transizioni.
Resta aperta una domanda: che cosa rende quella costruzione possibile, oppure particolarmente difficile, quando le risorse della persona sono erose dallo svantaggio?
La rete degli Orientatori Asnor osserva da anni una dinamica ricorrente. In condizioni di partenza svantaggiate, alcune persone, pur avendo accesso a informazioni e opportunità, restano ferme.
La spiegazione più immediata chiama in causa difficoltà di comprensione, motivazione o competenza decisionale. Una lettura di questo tipo rischia però di trasferire sulla persona l’intero compito di colmare la distanza.
Le condizioni che mancano possono essere biografiche prima ancora che informative.
Deprivazione materiale, abbandono relazionale, emarginazione e isolamento possono erodere la possibilità di attribuire significato a ciò che accade; senza questa elaborazione, l’informazione fatica a trasformarsi in scelta.
Bourdieu (1986) ha mostrato come lo svantaggio strutturale possa incorporarsi nell’habitus e arrivare quindi nel colloquio già dentro il modo in cui la persona guarda il proprio futuro.
Quando il contesto è avverso può modificarsi anche il sistema SEEKING, l’architettura motivazionale della curiosità, attenuando la spinta a confrontarsi con nuove possibilità. La capacità resta presente come precondizione biologica (Panksepp e Biven, 2012), mentre la sua espressione può essere indebolita.
Quella spinta attenuata viene talvolta interpretata come scarsa motivazione.
Una storia di vita può essere risignificata in condizioni di sicurezza relazionale (Lane et al., 2015). La relazione diventa quindi una condizione da progettare, oltre che una competenza del professionista.
La capacità di attribuire significato appartiene a tutti, perché il significato nasce dal corpo vissuto (Merleau-Ponty, 1945). Le condizioni per esercitarla, invece, non sono distribuite in modo uniforme.
L’apporto scientifico di Asnor: un quarto livello per l’orientamento
Il quadro europeo pubblicato dal Cedefop nel marzo 2026 raccoglie diciotto guideline, nove delle quali trasversali.
Nel nostro lavoro le abbiamo ricondotte a tre livelli: accesso ai servizi, qualità dell’informazione e coordinamento istituzionale.
Sono dimensioni che intervengono soprattutto sull’offerta. La condizione della persona compare come differenza da considerare, più raramente come oggetto diretto della progettazione.
Le career management skills si rivolgono alla persona, ma affidano a lei il compito di acquisirle; in Italia, inoltre, manca ancora un riferimento ufficiale condiviso.
Il fenomeno è dunque riconosciuto dal quadro europeo. Manca una categoria capace di portarlo pienamente dentro la progettazione.
Il quarto livello che proponiamo riguarda le condizioni nelle quali la capacità di dare senso può attivarsi lungo i diversi snodi del sistema: sicurezza relazionale, spinta a esplorare, tempo biografico.
Motivazione e agency sono esiti di condizioni prima che competenze da acquisire, e progettarle è un obbligo del sistema. Portare queste condizioni dentro la progettazione richiede un passaggio preliminare: riconoscere ciò che può eroderle — povertà, isolamento, assenza di riconoscimento – e renderlo visibile.
Da qui nasce una domanda da porre in ogni snodo del sistema: esistono qui le condizioni perché la persona possa costruire senso?
La qualità dell’orientamento può essere osservata anche attraverso questa lente, insieme alla qualità delle informazioni e dei servizi erogati.
Costruire tali condizioni appartiene già alla pratica quotidiana dell’orientamento: nel tempo che precede il merito della scelta, nella cura con cui si apre un colloquio, nella capacità di creare uno spazio in cui la persona possa tornare a leggere la propria esperienza.
Sistemi di orientamento nei quali ogni persona possa essere vista prima di essere presa in carico.
Riferimenti bibliografici
- Bourdieu, P. (1986). The forms of capital. In J. Richardson (Ed.), Handbook of theory and research for the sociology of education (pp. 241-258). Greenwood.
- Cedefop (2026). An EU reference framework for lifelong guidance: 18 guidelines for policy and systems development. Cedefop reference series 128. Publications Office of the European Union.
- Lane, R. D., Ryan, L., Nadel, L., & Greenberg, L. (2015). Memory reconsolidation, emotional arousal, and the process of change in psychotherapy: New insights from brain science. Behavioral and Brain Sciences, 38, e1.
- Merleau-Ponty, M. (1945). Phénoménologie de la perception. Gallimard.
- Panksepp, J., & Biven, L. (2012). The archaeology of mind: Neuroevolutionary origins of human emotions. W. W. Norton.
- Savickas, M. L., Nota, L., Rossier, J., Dauwalder, J.-P., Duarte, M. E., Guichard, J., Soresi, S., Van Esbroeck, R., & van Vianen, A. E. M. (2009). Life designing: A paradigm for career construction in the 21st century. Journal of Vocational Behavior, 75(3), 239-250.