Le 12 figure professionali dell’Intelligenza Artificiale cambiano il modo di fare orientamento

Negli ultimi due anni il lessico del lavoro si è arricchito di figure professionali che fino a poco tempo fa appartenevano quasi esclusivamente al mondo della ricerca. Il Prompt Engineer è diventato uno dei ruoli più discussi con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, il Chief AI Officer sta entrando negli organigrammi di grandi aziende e pubbliche amministrazioni, mentre profili come AI Product Manager o AI Security Specialist iniziano a comparire con sempre maggiore frequenza nelle offerte di lavoro.
Indice dei contenuti
- Dall’AI Act alla UNI 11621-8: perché oggi si parla di competenze
- Le 12 professioni dell’intelligenza artificiale
- Le figure che progettano e sviluppano i sistemi di IA
- Dati, sicurezza e ricerca: i ruoli che rendono affidabile l’Intelligenza Artificiale
- Conclusioni: nuove competenze e nuove professioni per l’orientamento
Il cambiamento, tuttavia, non riguarda soltanto la nascita di nuove professioni. Cambia il modo in cui vengono progettati i processi produttivi, si trasformano le competenze richieste dal mercato e cresce la necessità di definire standard condivisi per descrivere ruoli che fino a pochi anni fa non esistevano.
Per gli orientatori, questo scenario apre diversi interrogativi.
Come distinguere le numerose professionalità dell’intelligenza artificiale? Quali competenze caratterizzano ciascun ruolo? Come accompagnare studenti, lavoratori e organizzazioni nella comprensione di un mercato del lavoro in continua evoluzione?
A queste domande prova a rispondere la UNI 11621-8, la norma pubblicata dall’Ente Italiano di Normazione (UNI) il 30 aprile 2026, che definisce dodici figure professionali dell’intelligenza artificiale attraverso una descrizione strutturata delle attività svolte, delle conoscenze richieste, delle competenze, delle abilità e delle responsabilità.
Promossa dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale, la norma rappresenta il primo standard nazionale europeo dedicato alle professioni dell’IA. Un risultato che arriva in un momento in cui governi, imprese e istituzioni stanno cercando di costruire un linguaggio comune per accompagnare la diffusione dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi.
Per il mondo dell’orientamento non si tratta semplicemente di un documento tecnico. Definire in modo condiviso i profili professionali significa disporre di uno strumento utile per interpretare il mercato del lavoro, progettare percorsi formativi più coerenti con le esigenze delle organizzazioni e supportare le persone nello sviluppo delle competenze richieste dalle professioni emergenti.
Dall’AI Act alla UNI 11621-8: perché oggi si parla di competenze
La pubblicazione della norma italiana si inserisce in un contesto più ampio, segnato dall’entrata in vigore dell’AI Act, il Regolamento (UE) 2024/1689, considerato il primo quadro normativo organico al mondo dedicato all’intelligenza artificiale.
Il regolamento è stato approvato dal Parlamento europeo il 13 marzo 2024 e dal Consiglio dell’Unione europea il 21 maggio dello stesso anno. Dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 12 luglio 2024, è entrato in vigore il 1° agosto 2024, con un’applicazione progressiva delle diverse disposizioni fino al 2027.
L’obiettivo dell’AI Act è favorire lo sviluppo dell’innovazione senza rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali, della sicurezza e della trasparenza. Per questo introduce un sistema di regole basato sul livello di rischio dei sistemi di intelligenza artificiale. Le applicazioni considerate ad alto rischio, ad esempio quelle utilizzate nella sanità, nell’istruzione, nel lavoro o nei servizi pubblici, sono soggette a obblighi più rigorosi rispetto ai sistemi destinati ad ambiti meno critici.
Tra gli aspetti più significativi del regolamento c’è un tema che riguarda direttamente orientatori, formatori e professionisti dello sviluppo delle competenze: l’AI literacy.
L’articolo 4 dell’AI Act, applicabile dal 2 febbraio 2025, stabilisce infatti che fornitori e organizzazioni debbano adottare misure per garantire che il personale coinvolto nello sviluppo o nell’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale possieda un livello adeguato di alfabetizzazione in tema IA, tenendo conto del contesto in cui tali sistemi vengono impiegati.
Il principio introduce un cambio di prospettiva importante. L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione tecnologica. Diventa anche una questione di competenze, responsabilità e formazione continua.
È in questo passaggio che la UNI 11621-8 assume un significato strategico. Se l’AI Act definisce le regole entro cui l’intelligenza artificiale può essere sviluppata e utilizzata, la norma italiana prova a rispondere a un’altra domanda: chi sono i professionisti che rendono possibile tutto questo?
Questo aspetto rappresenta uno degli elementi di maggiore interesse anche per chi si occupa di orientamento. Comprendere come stanno evolvendo le professioni significa poter accompagnare con maggiore consapevolezza studenti, lavoratori e organizzazioni nella lettura dei cambiamenti del mercato del lavoro, individuando percorsi di crescita e sviluppo delle competenze coerenti con le nuove esigenze.
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Le 12 professioni dell’intelligenza artificiale
Non tutte le figure che operano nell’intelligenza artificiale sviluppano algoritmi o scrivono codice. Alcune hanno il compito di definire la direzione strategica dei progetti e di favorire l’integrazione dell’IA all’interno delle organizzazioni.
Tra queste rientra il Chief AI Officer, responsabile della strategia aziendale sull’intelligenza artificiale. Il suo ruolo consiste nel coordinare l’adozione delle tecnologie AI, valutarne le opportunità, promuovere un utilizzo conforme alla normativa e favorire il dialogo tra innovazione, governance e obiettivi di business.
Accanto a questa figura opera l’AI Consultant, che supporta imprese ed enti pubblici nell’analisi dei bisogni, nella valutazione delle soluzioni disponibili e nella definizione dei progetti di trasformazione digitale basati sull’intelligenza artificiale.
Completa quest’area l’AI Product Manager, chiamato a coordinare lo sviluppo di prodotti e servizi che integrano sistemi di IA, traducendo gli obiettivi dell’organizzazione in requisiti progettuali e supervisionando il lavoro dei diversi team coinvolti.
Sono professioni che richiedono competenze tecnologiche, ma anche capacità di gestione, pianificazione, comunicazione e coordinamento. Un aspetto che ricorda come il mercato del lavoro dell’intelligenza artificiale non sia composto esclusivamente da profili tecnici.
Le figure che progettano e sviluppano i sistemi di IA
Il gruppo più numeroso è quello dedicato alla progettazione e allo sviluppo delle soluzioni di intelligenza artificiale.
Negli ultimi anni il profilo più conosciuto è probabilmente quello del Prompt Engineer, nato con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. Il suo lavoro consiste nel progettare, sperimentare e ottimizzare i prompt, cioè le istruzioni che guidano i modelli linguistici nella produzione delle risposte. Dietro un prompt efficace non c’è soltanto creatività, ma anche conoscenza del funzionamento dei modelli, capacità di sperimentazione e continua attività di verifica dei risultati.
La norma include poi l’AI Algorithm Engineer, che sviluppa e ottimizza gli algoritmi su cui si basano i sistemi di intelligenza artificiale, e l’AI Machine Learning Engineer, impegnato nella progettazione, nell’addestramento e nel monitoraggio dei modelli di apprendimento automatico.
A queste figure si aggiunge l’AI Deep Learning Engineer, specializzato nello sviluppo di reti neurali profonde impiegate, ad esempio, nel riconoscimento delle immagini, nell’elaborazione del linguaggio naturale e nei sistemi di visione artificiale.
Pur svolgendo attività differenti, questi professionisti condividono un obiettivo: trasformare dati e modelli matematici in applicazioni capaci di supportare decisioni, automatizzare processi o generare nuovi contenuti.
Dati, sicurezza e ricerca: i ruoli che rendono affidabile l’Intelligenza Artificiale
Un sistema di intelligenza artificiale è efficace solo quanto lo sono i dati su cui viene sviluppato e la capacità di garantirne sicurezza e affidabilità. Per questo la UNI 11621-8 dedica ampio spazio alle professioni che operano su questi aspetti.
L’AI Data Engineer progetta e gestisce le infrastrutture necessarie alla raccolta, all’organizzazione e alla preparazione dei dati, assicurandone qualità, disponibilità e integrazione.
L’AI Data Scientist analizza invece grandi quantità di informazioni per sviluppare modelli predittivi, individuare correlazioni e trasformare i dati in conoscenze utili ai processi decisionali.
Tra le figure individuate dalla norma compare anche l’AI Security Specialist, responsabile della protezione dei sistemi di intelligenza artificiale da vulnerabilità, attacchi informatici e utilizzi impropri, un tema destinato ad assumere un’importanza crescente con la diffusione dell’IA nei servizi pubblici e nelle imprese.
L’AI Natural Language Processing Engineer sviluppa applicazioni dedicate all’elaborazione automatica del linguaggio naturale, come chatbot, assistenti virtuali, sistemi di traduzione automatica e strumenti di analisi dei testi.
Completa il quadro l’AI Research Scientist, impegnato nella ricerca scientifica e nello sviluppo di nuovi modelli e metodologie che contribuiranno all’evoluzione dell’intelligenza artificiale nei prossimi anni.
Nel loro insieme, questi profili mostrano come l’ecosistema dell’IA sia il risultato della collaborazione tra competenze molto diverse. Alcune sono strettamente tecnologiche, altre organizzative, altre ancora legate alla gestione dei dati, alla sicurezza o alla ricerca. È proprio questa integrazione a rendere sempre più difficile descrivere il settore attraverso un’unica figura professionale.
Conclusioni: nuove competenze e nuove professioni per l’orientamento
L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui vengono descritte e sviluppate le competenze professionali. In questo contesto, la UNI 11621-8 rappresenta un riferimento importante perché offre un linguaggio condiviso per interpretare le nuove professioni dell’IA e il loro ruolo nelle organizzazioni.
Grazie a questa classificazione, gli orientatori hanno la possibilità di accompagnare persone e organizzazioni con strumenti più aggiornati, favorendo scelte formative e professionali coerenti con l’evoluzione del lavoro. Comprendere le professioni emergenti significa, infatti, comprendere anche le competenze che renderanno possibile l’innovazione nei prossimi anni.