Working Genius: quali sono le 6 tipologie di talento al lavoro
Patrick Lencioni, esperto di team e leadership, ci elenca sei tipologie di talento (working genius). Vediamo quali sono e come interviene l’orientamento. A cura di Giancarlo Sabbione, Orientatore Asnor.
Indice dei contenuti
Il concetto di lavoro
Quando parliamo di lavoro non dobbiamo intendere solo quello remunerato in forza di un rapporto di lavoro subordinato, autonomo o professionale, ma ogni attività finalizzata a raggiungere un risultato positivo con un’apprezzabile valenza economica. Per fare degli esempi, consideriamo delle attività svolte all’interno della nostra famiglia, in un gruppo di amici o in un’organizzazione no profit.
Ma che tipo di lavoro stiamo svolgendo? Ci sentiamo adatti per quel lavoro? Lo svolgimento di quell’attività ci fornisce energia, gioia oppure frustrazione?
Una cosa è certa, gli individui che mettono in moto i loro talenti, cioè modalità naturali di comportamenti orientati produttivamente verso risultati senza un eccessivo sforzo, hanno maggiori possibilità di successo e le organizzazioni che permettono o aiutano le persone a sfruttare i propri talenti ottengono migliori risultati produttivi.
Non dobbiamo mai dimenticare che un talento per esprimersi ha bisogno anche del contesto, cioè l’ambiente nel quale un certo ruolo o funzione si deve svolgere.
Working Genius, quali sono i 6 talenti
Patrick Lencioni, esperto di team e leadership, ci elenca sei tipologie di talento (working genius):
- Wonder o Riflessione: questo talento implica la capacità di contemplare, immaginare e mettere in discussione lo stato delle cose (status quo). Si pensi a un consulente che analizza processi o procedure aziendali per trovare soluzioni e modi migliori per fare le cose;
- Invention o Inventiva: questo secondo genio è provocato dal precedente, cioè il genius of wonder, e le persone, come un designer che progetta prodotti / servizi, amano elaborare o creare nuove idee in grado di risolvere i problemi e modificare lo status quo;
- Discernment o Discernimento: le persone con questo genio, si pensi ad un project manager, hanno un forte intuito e sono abili a valutare la bontà di un’idea o di un piano anche senza molti dati completi;
- Galvanizing o Entusiasmo: si tratta della capacità di motivare, incitare e spronare le persone ad agire, come il Coach che incita e fornisce energia a un team per raggiungere un obiettivo ambizioso;
- Enablement o Facilitazione: le persone con questo tipo di genio, come gli insegnanti o i formatori aziendali, sono abili nel fornire supporto, assistenza a quelli che hanno bisogno, senza restrizioni o condizioni;
- Tenacity o Tenacia: questa qualità, tipica di un responsabile di progetto o di produzione, porta le persone a spingere verso il traguardo, superando barriere e ostacoli che si possono trovare, per arrivare a completare il progetto secondo le specifiche.
Le tre fasi del lavoro
Da un punto di vista teorico, un’attività lavorativa può schematizzarsi secondo tre fasi:
- la prima fase, rappresentata dall’ideazione che comprende la riflessione e l’inventiva, è il punto di partenza per identificare i bisogni e le soluzioni da realizzare;
- l’attivazione, come seconda fase, include il discernimento e l’entusiasmo, cioè la valutazione con i punti di forza delle idee generate come soluzione e lo spronare, galvanizzare i collaboratori;
- l’ultima fase, cioè l’implementazione, comprensiva della facilitazione e della tenacia, è idonea a garantire che tutto il lavoro svolto in precedenza venga portato a termine, offrendo supporto e garanzia di completamento.
Classificazione dei talenti: reattivi e dirompenti
Continuando la nostra analisi sui sei talenti, e rapportandoli alle tre fasi di lavoro, scopriamo la seguente suddivisione:
- talenti reattivi, come la riflessione, il discernimento e la facilitazione;
- talenti dirompenti, cioè l’inventiva, l’entusiasmo (galvanizzazione degli altri) e la tenacia.
Si tende sostanzialmente a dare maggior peso ai talenti “dirompenti” in quanto generano un’azione e provocano un cambiamento, ma a dire il vero, i talenti dell’una e dell’altra specie si alternano, creando un equilibrio e una sinergia, per cui:
- l’assenza dell’osservazione dei “riflessivi”, non creerà l’esigenza di inventare;
- la mancanza di “discernimento” di quell’ idea o soluzione, non potrà generare il valore e la portata di quella soluzione, etc.
Avere una mappa, cioè una consapevolezza dei propri talenti/punti di forza, è importante quando svolgi un lavoro e non ti senti all’altezza, e forse percepisci o ti valutano come inadeguato per mancanza di impegno o di valore. La risposta potrebbe essere che quello non è il posto giusto per te.
Non è il posto giusto per te, per il semplice motivo che non sei portato ad aiutare gli altri, sei poco empatico (facilitazione), oppure trovi difficoltà nel portare a termine un progetto (tenacia), in quanto c’ è un disallineamento tra i tuoi talenti e le tue competenze per quelle mansioni specifiche, con la conseguenza di una frustrazione.
Forse potrai sfruttare i tuoi talenti, che magari potrebbero essere l’inventiva e il discernimento, in un’altra posizione lavorativa o ruolo, con maggiore soddisfazione personale e aziendale.
Consapevolezza e orientamento
Il segreto, quindi, è acquisire una maggiore consapevolezza di sé magari attraverso il Bilancio delle Competenze, al fine di conoscere quelli che sono:
- i nostri talenti, cioè ciò che siamo naturalmente propensi a fare, e questi, lo ripetiamo, ci forniscono gioia ed energia;
- le nostre competenze, ossia il nostro know how per cui siamo bravi a svolgere un certo lavoro e ottenere risultati positivi, ma le attività realizzate non sono del tutto avvilenti né del tutto piacevoli;
- le nostre frustrazioni, vale a dire quelle aree o parti del nostro lavoro verso le quali non siamo naturalmente propensi a gestirle in generale, ma è necessario gestirle perché sono parte delle nostre mansioni, e durante l’adempimento o l’esercizio non traiamo energia e gioia dalla gestione.
Conclusioni
Solo in questo modo, e grazie all’ intervento dell’orientamento, con gli strumenti e la professionalità dell’Orientatore, avremo la possibilità di prendere coscienza che c’è una soluzione migliore per sfruttare i nostri punti di forza; infatti, tutti li abbiamo, è solo necessario individuarli, insieme alle nostre competenze e gestire al meglio i nostri punti deboli.


